La gamification e gli archetipi dei giocatori
Ovvero, non tutte le persone sono uguali, ma possiamo comunque riconoscere comportamenti comuni per progettare esperienze migliori.
La motivazione rappresenta il motore fondamentale che spinge le persone ad agire, persistere e impegnarsi nelle attività quotidiane. Comprendere le dinamiche della motivazione diventa cruciale per creare non solo giochi ma, più in generale, sistemi ed esperienze che funzionano e che riescono a coinvolgere gli utenti in modo significativo e duraturo.
Il coinvolgimento, infatti, emerge come diretta conseguenza di una motivazione ben stimolata. Quando un'esperienza riesce a toccare le corde giuste della motivazione personale, gli utenti non si limitano a utilizzare un sistema, ma si immergono completamente in esso, dedicando tempo ed energia in modo spontaneo e gratificante.
Ma come possiamo progettare sistemi che favoriscano questo tipo di coinvolgimento? Una chiave importante risiede nella comprensione dei pattern comportamentali degli utenti. Le persone, pur nella loro unicità, tendono a mostrare schemi ricorrenti nelle loro interazioni, che possono essere ricondotti a specifici archetipi motivazionali. Questi pattern non sono casuali, ma riflettono bisogni e desideri fondamentali che guidano il comportamento umano.
In questo contesto, il mondo del gaming ha sviluppato una comprensione particolarmente sofisticata di queste dinamiche. La tassonomia di Richard Bartle, sviluppata originariamente attraverso l'osservazione dei giocatori di MUD (Multi-User Dungeon), ha rivoluzionato la comprensione delle motivazioni nel gaming identificando quattro archetipi fondamentali che ancora oggi influenzano la progettazione di esperienze ludiche e che vengono utilizzate anche in contesti di gamification (quando questa non si limita al classico PBL - punti, badge e livelli. Ma questa è una storia per un altro articolo).
Gli Achievers, sono giocatori guidati dal desiderio di successo e completamento. Per loro, il gioco è una serie di obiettivi da raggiungere e sfide da superare. Sono motivati da sistemi di progressione chiari, ricompense tangibili e riconoscimenti dei loro risultati. Nel contesto di un gioco, sono quelli che cercano di ottenere tutti i trofei possibili, di completare tutte le missioni secondarie, di raggiungere il massimo livello. La loro soddisfazione deriva dal senso di completamento e dalla dimostrazione visibile dei loro successi.
Gli Explorers, sono mossi da una curiosità insaziabile verso il sistema e le sue meccaniche. Non si accontentano di seguire i percorsi prestabiliti, ma cercano di scoprire ogni angolo nascosto, di comprendere ogni meccanica di gioco, di trovare combinazioni e possibilità inedite. Per loro, la gioia sta nella scoperta stessa, nella comprensione profonda del sistema e nelle sorprese che possono trovare esplorando oltre i confini evidenti. Sono i giocatori che cercheranno di raggiungere aree apparentemente inaccessibili, di testare i limiti del sistema, di scoprire easter eggs nascosti.
I Socializers rappresentano coloro per cui il gioco è principalmente un contesto sociale. La loro motivazione principale non è legata al raggiungimento di obiettivi o alla scoperta di segreti, ma alla creazione e al mantenimento di relazioni significative con altri giocatori. Per loro, le meccaniche di gioco sono secondarie rispetto alle opportunità di interazione, collaborazione e condivisione di esperienze che il gioco offre. Sono i giocatori che passano molto tempo nelle chat, che organizzano eventi sociali all'interno del gioco, che costruiscono e mantengono comunità attive.
I Killers, infine, sono guidati dal desiderio di ampliare la propria influenza sugli altri. A differenza dei Socializers, la loro interazione è competitiva e orientata a primeggiare. Non si accontentano di vincere: vogliono dimostrare la propria superiorità e vedere l'impatto delle loro azioni sugli altri giocatori. Questo non si traduce necessariamente in comportamenti negativi: può manifestarsi attraverso la competizione sportiva, il desiderio di eccellere in classifiche competitive, o il raggiungimento di posizioni di leadership e influenza nella comunità.
Questa classificazione, sebbene nata nel contesto del gaming, offre spunti preziosi per la progettazione di qualsiasi tipo di esperienza. Il suo valore risiede non tanto nella categorizzazione in sé, quanto nella comprensione che diverse persone possono essere motivate da elementi profondamente diversi all'interno della stessa esperienza.
Il gaming ha fatto del coinvolgimento una vera e propria arte, sviluppando nel tempo meccaniche sofisticate per mantenere alta la motivazione dei giocatori. La progressione graduale della difficoltà, i sistemi di feedback, gli obiettivi chiari, la personalizzazione dell'esperienza e lo storytelling sono tutti elementi che possono essere adattati con successo in contesti non prettamente ludici.
Ed è qui che la vera lezione del gaming si manifesta, facendo leva sulla comprensione profonda di come le persone apprendono, cosa le mantiene coinvolte e come cerchino esperienze che risultino significative per le diverse tipologie di motivazione. Si tratta di principi che possono essere applicati in qualsiasi ambito, dalla formazione aziendale all'healthcare, dal fitness all'educazione.
Nel progettare un’esperienza la sfida diventa quindi quella di creare sistemi che sappiano parlare a diversi archetipi motivazionali, offrendo percorsi di coinvolgimento differenziati ma ugualmente significativi. Non si tratta di rendere un'esperienza semplicemente "divertente", ma di creare le condizioni per un coinvolgimento profondo e duraturo, basato sulla comprensione delle reali motivazioni degli utenti.
In fondo il desiderio di completamente di un Achiver o il desiderio di condivisione di un Socializer, giusto per fare due esempi, sono facilmente identificabili in molti contesti che non nascono per forza con finalità ludiche. Esperienze digitali, analogiche, in contesti professionali o di massa, tutti possono beneficiare di questa tipologia di classificazione.
Ovviamente non dobbiamo ragionare in maniera lineare e prendere questi archetipi così come sono. In un contesto reale è probabile che una persona abbia un pizzico di più di una di queste categorie o magari di altre più specifiche che in questa categorizzazione non sono rappresentate.
In definitiva, progettare un’esperienza efficace richiede una comprensione sfumata e multilivello della motivazione umana. Gli insegnamenti del gaming, filtrati attraverso la lente degli archetipi comportamentali, ci offrono strumenti preziosi per creare sistemi che non solo funzionano, ma che riescono veramente a coinvolgere gli utenti in modo significativo. La vera sfida sta nel saper adattare questi principi ai diversi contesti, mantenendo sempre al centro l'obiettivo di creare esperienze che risuonino con le motivazioni profonde delle persone.